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#RassegnAgiconsul / legge 40/2044, Consulta: illegittimo il divieto di selezione preimpianto degli embrioni a rischio di patologie genetiche gravi

Con sentenza del 21 ottobre scorso (depositata in data 11 novembre), la Corte Costituzionale si è pronunciata per l’ennesima volta sulla legittimità di disposizioni contenute nella legge 40/2004 in materia di fecondazione medicalmente assistita. A offrire l’occasione di analizzare ancora una volta il dettato del testo legislativo in questione, è stato questa volta il Tribunale di Napoli, giudice a quo, dinnanzi al quale pende un procedimento penale a carico di un gruppo di medici responsabili di aver effettuato procedure di selezione di embrioni provenienti da una coppia a rischio di trasmissione di patologie genetiche gravi.

La Consulta ha richiamato due precedenti sentenze (151/2009 e 96/2015) in cui già era stata affrontata, nel senso dell’accoglimento dei rispettivi rilievi e con conseguenti declaratorie di illegittimità, la rispondenza ai parametri costituzionali (artt. 2, 3, 32 e 117, con richiamo alla CEDU e giurisprudenza della Corte di Strasburgo) del divieto assoluto di esame preimpianto di embrioni al fine di evitare il trasferimento in utero di quelli a rischio di gravi malattie genetiche.

Ravvisando, anche nel caso in questione, violazione del diritto alla salute e del diritto al rispetto della vita privata e familiare (che comprende il diritto della coppia a generare figli non affetti da patologie genetiche trasmissibili), nonché violazione del principio di ragionevolezza (per evidente contraddizione con le disposizioni di cui alla legge 194/1978 in materia di interruzione volontaria di gravidanza), la Corte ha sancito l’illegittimità del divieto e della relativa sanzione penale, dichiarando che quanto lecito per effetto della recente sentenza additiva 96/2015, non può essere più attratto nella fera del penalmente rilevante.

Nell’ambito del medesimo ricorso, la Corte ha dichiarato inoltre infondata la questione di illegittimità costituzionale sollevata a proposito della previsione di sanzione penale a carico dell’operatore medico che procede alla soppressione degli embrioni soprannumerari affetti da malattie genetiche, ritenendo di doversi procedere in detti casi alla crioconservazione.

Gli embrioni soprannumerari, quale che sia la loro condizione genetica, e godendo di una qualche forma di soggettività giuridica, non possono essere ridotti a mero materiale biologico, e in assenza di un esigenze opposte (come nel caso di specie, non essendovi alcun contrastante interesse di pari livello costituzionale che suggerisca la necessità di eliminazione del materiale biologico embrionale), devono essere oggetto di trattamento meno deteriore possibile, corrispondente in questo caso alla procedura di crioconservazione. La configurazione di sanzioni penali in questo ambito rientra pertanto nella discrezionalità del legislatore, non censurabile da parte del giudice delle leggi.

E’ ad ogni modo la quarta volta che la Consulta si pronuncia nel senso dell’accoglimento di ricorsi contro le norme contenute in una legge, come quella sulla PMA, controversa e criticata da più fronti sin da prima della sua stessa approvazione.

Nella prossima primavera è attesa la pronuncia circa la legittimità costituzionale del divieto di destinare alla ricerca gli embrioni non impiantati: potrebbe trattarsi dell’ennesimo colpo inferto dal giudice delle leggi ad una testo legislativo di cui, dopo svariate pronunce accoglitive di ricorsi, non rimangono che brandelli normativi.

 

Leggi la sentenza 229/2015 qui

Andrea Merlo
amerlo.europa@gmail.com