Privacy Policy

Ma i politici nazionali vogliono davvero l’Europa ?

L’effettiva costruzione dell’Europa passa dalla cessione, da parte dei singoli membri, di quote di sovranità nazionale alla quale, però, si oppongono i leader nazionali che vedono ridursi i loro margini di manovra, il loro ruolo e le risorse economiche spesso usate per alimentare clientele. L’Europa non è più quella fondata sulla parità tra i Paesi membri. Il progressivo allargamento e la recente crisi economica hanno fatto emergere al suo interno una leadership tedesca che attribuisce una nuova valenza alla cessione di sovranità già prevista nel Trattato. Infatti, in presenza della supremazia di uno o più Paesi sugli altri membri, può ragionevolmente ritenersi che l’adeguamento alla normativa ed alla giurisprudenza dell’Unione la cessione di sovranità avvenga, di fatto, non in favore dell’Europa ma a vantaggio dei Paesi guida. I quali quando trattano gli affari europei decidono, nel contempo, anche i propri interessi nazionali che possono anche non coincidere con quelli «europei. Anzi talvolta si ha la sensazione che i Paesi più forti scarichino sui più deboli le loro difficoltà interne. Peraltro, in alcune materie i parlamenti nazionali mantengono la piena sovranità, a prescindere dalle decisioni assunte dagli organismi europei, in virtù del principio secondo il quale alcune decisioni possono definirsi democratiche solo se prese da organi elettivi. Diventa allora difficile far digerire ai cittadini dei Paesi membri in difficoltà le amare medicine imposte in modo vincolante da governi stranieri e da organi decisionali dell’Unione europea privi di legittimazione democratica. Anche se l’esistenza dell’euro impedisce di sottrarre l’esercizio del diritto di veto ai singoli Paesi, fin quando la parola non passerà ai cittadini, le decisioni dell’Europa rischieranno di essere l’espressione degli interessi e della volontà di alcuni Stati. Forse fu avventato dar vita ad una moneta unica senza aver preventivamente creato un governo comune dell’economia, senza uno Stato, senza una banca centrale. Senza queste strutture la moneta unica si presta ad essere facilmente aggredita dalla speculazione internazionale ed è quello che è sotto i nostri occhi. Ma, oggi, se crollasse l’euro andrebbe in frantumi l’intera costruzione Europea, un rischio che nessun paese può permettersi di correre perché i singoli Stati non hanno più né la taglia, né le risorse economiche e politiche per sopravvivere nel mercato globale. Paradossalmente la grave crisi che attanaglia il mondo intero può costringere i governanti dei Paesi membri a prendere atto della stretta interdipendenza internazionale, ad accantonare i particolarismi e creare una vera unione federale, effettivamente democratica che affidi ogni decisione a un parlamento eletto da tutti i cittadini dell’Unione. Ma la cessione di sovranità ha l’inevitabile effetto di ridurre le aree di intervento della politica che, soprattutto in Italia, mette le mani, direttamente o indirettamente su tutto ciò che può produrre denaro e consenso. avv. Francesca Bocchese

Agiconsul
info@lutherdsgn.com