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Legge sull’home restaurant: “la mania iper-normativista colpisce ancora”

Legge sull’home restaurant: Andrea Merlo (AGICONSUL – socio aggregato Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici):

“la mania iper-normativista colpisce ancora”

“La legge sulla ristorazione nelle abitazioni private ha dell’incredibile – osserva Andrea Merlo, membro del Consiglio Direttivo di AGICONSUL (socio aggregato Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici) -, anche se ormai non dovremmo più stupirci di constatare come il nostro organo legislativo nazionale si trovi a suo agio nel tentativo di regolare minuziosi aspetti della vita privata, anziché affrontando le grandi problematiche di natura collettiva e le profonde criticità che ancora affliggono il nostro Paese sotto molti profili. Il legislatore italiano ancora una volta si dimostra infatti attentissimo a normare, e stroncare, settori minuscoli e emergenti della sharing economy, dimenticando cronicamente di valutare quanto costino al sistema Paese, a mero titolo di esempio, l’assenza di una giustizia degna di questo nome  ed un sistema tributario repellente per gli investitori, anche nella risoluzione giurisdizionale delle controversie”.

Il disegno di legge, votato in prima lettura lo scorso 17 gennaio con pochissimi voti contrari, intende normare l’attività di home restaurant, prevedendo l’utilizzo obbligatorio di piattaforme digitali per le prenotazioni e il pagamento, un numero massimo di coperti e un introito annuo massimo, la comunicazione agli uffici comunali (inizialmente era prevista l’obbligatorietà della SCIA).

“Ha ragione il presidente di Confedilizia, Spaziani Testa, a dire che il testo di legge in questione doveva intitolarsi più propriamente ‘Ostacoli all’attività di ristorazione in abitazione privata’. Quello che pochi giorni fa la Camera dei Deputati ha brillantemente approvato – osserva Merlo – è infatti l’ennesimo provvedimento legislativo inutile e dannoso, e per questo anche emblematico. Inutile, perché disciplina un settore che annualmente vale in Italia circa 7 milioni di euro; dannoso perché introduce cavillose previsioni e cervellotici divieti, limiti e requisiti che si tradurranno o nella morte del settore o nella condanna alla clandestinità. Emblematico infine, perché simbolo, tra i tanti possibili nel nostro Paese, di una politica che, per non lasciarsi sfuggire gli angoli più reconditi della realtà sociale e produttiva nazionale, si dimentica di riformare in modo efficace e costruttivo aspetti assai più rilevanti, anche per le ricadute economiche, della vita collettiva”.

“Il Paese trarrebbe indubbio giovamento se il legislatore mettesse mano alle storture della giustizia civile, penale e tributaria, anziché cimentarsi nella follia iper-regolatoria che tutto travolge. E invece – conclude Merlo – dopo duemila anni è purtroppo ancora attuale il brocardo tacitiano ‘corruptissima respublica plurimae leges’”.

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