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La MEDIACONCILIAZIONE fra interessi generali e particolari

Già nel primo anno dalla sua entrata in vigore mediazione obbligatoria aveva dimostrato di essere uno strumento in grado di decongestionare il contenzioso nei Tribunali. Secondo l’Unioncamere, circa 15 persone al giorno, avevano risolto una controversia avanti a un mediatore, in 56 giorni invece che nei 1.032 delle procedure giudiziarie, con un costo del 3,5% del valore della controversia molto inferiore al 30% che i cittadini avrebbero dovuto sostenere se si fossero rivolti al giudice ordinario. Inoltre, nel periodo indicato, il ricorso alla mediazione aveva prodotto il non indifferente risparmio di 123 milioni di euro. Nonostante lo strumento avesse dimostrato la sua efficacia nel ridurre il contenzioso, l’avvocatura ne ha ostacolato e contestato l’applicazione anche sollevando l’eccezione di incostituzionalità e, così, facendo comprendere anche al più asimmetrico dei cittadini di essere attenta, al di là dell’enfasi posta sul suo ruolo di garante della legalità, solo al proprio tornaconto economico. Secondo la previsione legislativa le competenze istituzionali degli Ordini e Collegi dovrebbero essere svolte essenzialmente nell’interesse della collettività e solo di riflesso, nell’interesse dei professionisti stessi, per cui in caso di conflitto tra gli interessi della categoria e quelli della collettività dovrebbero essere questi ultimi a prevalere. Ma è un principio ribaltato nella prassi quotidiana e l’esultanza nell’apprendere la decisione con la quale la Consulta ha dichiarato l’incostituzionalità della mediazione obbligatoria ha reso evidente come il cittadino sia solo un pretesto cui imporre per legge adempimenti utili solo a giustificare una parcella. Comunque, l’avvocatura pretende di gestire in regime di monopolio il settore della legalità senza tener conto di trovarsi tra un cittadino che chiede giustizia ed uno Stato che non è in grado di garantirla. Allora, forse, aveva ragione Vespa quando ha affermato che “la mediazione obbligatoria serviva ed era già servita a far scendere i processi civili… gli avvocati guadagnano sulla lunghezza dei processi”: non si può rivestire un ruolo pubblico e dichiararsi estranei ai ritardi della giustizia! Purtroppo, siamo percepiti come una categoria tutta protesa a difendere il proprio reddito che pretende di salvare la faccia spiegando di operare nell’interesse superiore delle vittime mentre, invece, prospera sulla loro asimmetricità. Ma, come sosteneva Vespa, non si può andare avanti con le lobby che antepongono gli interessi della categoria a quelli del Paese. Nel Paese degli orticelli, il cittadino che non può vantare un’appartenenza è solo un numero, da gettare nell’urna elettorale, che lo Stato invece di proteggere affida allo sfruttamento delle categorie. Avv. Riccardo Cappello Presidente AGICONSUL

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