Privacy Policy

I BENI DEL FONDO PATRIMONIALE POSSONO ESSERE AGGREDITI DA IPOTECA ESATTORIALE?

Come noto, una problematica che affligge la società odierna riguarda la attivazione delle procedure esecutive sugli immobili oggetto del fondo patrimoniale costituito da due coniugi. In particolare ci si domanda se sia possibile procedere con l’iscrizione dell’ipoteca esattoriale su detti beni, e dunque sottoporli a garanzia reale, a seguito dei numerosi interventi legislativi e giurisprudenziali.

Al fine di comprendere la questione di cui sopra risulta indispensabile spiegare cosa sia il fondo patrimoniale.

Il fondo patrimoniale è un istituto giuridico disciplinato dagli artt. 167 e ss. C.c., e rientra nel novero delle convenzioni matrimoniali che due coniugi possono stipulare per destinare parte dei loro beni a sostegno degli interessi patrimoniali dei membri della famiglia. Più precisamente, esso viene istituito da un coniuge o da entrambi i coniugi, mediante atto notarile oppure tramite testamento, se il costituente è un soggetto terzo, con i quali si provvede a destinare beni immobili, denaro o beni mobili ai bisogni della famiglia. I beni oggetto del fondo restano nella titolarità dei due coniugi, se non è diversamente stabilito dall’atto costitutivo. È previsto inoltre il consenso di entrambi i coniugi per compiere atti di disposizione dei beni del fondo e la presenza di un vincolo di inespropriabilita’ sugli stessi.

Al fine di rendere conoscibile ai soggetti terzi l’esistenza del fondo patrimoniale e di poterne invocare l’opponibilita’ contro gli stessi, i coniugi devono provvedere ad annotare a margine dell’atto matrimoniale l’atto di costituzione. Inoltre, se nel fondo patrimoniale vi sono dei beni immobili, si deve procedere a trascrivere l’atto di costituzione del fondo presso la conservatoria de registri immobiliari.

Chiarito cos’è il fondo patrimoniale, occorre soffermarsi sul contenuto dell’art. 170 c.c., il quale disciplina le condizioni di ammissibilità dell’esecuzione sui beni oggetto del fondo patrimoniale. Il legislatore ritiene che l’esecuzione sui beni facenti parte del fondo patrimoniale può avere luogo unicamente se il debito contratto da un coniuge inerisce i bisogni della famiglia, ossia le esigenze volte al pieno mantenimento e allo sviluppo della famiglia ed al potenziamento della sua capacità lavorativa. Ne consegue che non possono essere soggetti ad esecuzione i beni del fondo, se il debito riguarda uno scopo del tutto estraneo ai bisogni familiari e se il creditore è a conoscenza di tale estraneità.

A noi però interessa comprendere se la disciplina di cui all’articolo 170 c.c. si può applicare anche all’iscrizione dell’ipoteca sui beni del fondo patrimoniale, ed in particolare all’ipoteca esattoriale.

L’ipoteca esattoriale è disciplinata dall’art. 77 del D.p.r. 602 del 3 Marzo 1973, ed è una misura cautelare reale che adotta l’Agente della riscossione, in tal caso Equitalia, a seguito del mancato pagamento delle somme intimate mediante cartella di pagamento o con “accertamento esecutivo”. Prima di procedere con l’iscrizione ipotecaria è però necessario notificare al debitore l’intenzione di avvalersi di detto mezzo di garanzia, qualora le somme non vengano pagate nei successivi trenta giorni. Con detta notifica viene soddisfatta la condizione di legittimità dell’iscrizione ipotecaria di modo che, se la notifica non viene effettuata, l’iscrizione può essere impugnata mediante ricorso dinanzi la Commissione Tributaria.

L’ipoteca esattoriale, in sostanza, è ritenuto uno strumento di garanzia “prodromico”, ossia preordinato all’esecuzione del pignoramento, tanto è vero che sia i giudici di legittimità della Corte di Cassazione a Sezioni Unite che il legislatore sono giunti a ritenere che sia l’ipoteca che il pignoramento non possono essere disposti per debiti nel complesso inferiori a 20.000,00 euro.

Ne consegue che la disciplina di cui all’art. 170 c.c. si applicherebbe altresì all’ipoteca esattoriale iscritta sui beni facenti parte del fondo patrimoniale. Difatti, come statuisce la sentenza n. 5385/2013 della Corte di Cassazione, l’esattore è tenuto ad iscrivere ipoteca su beni appartenenti al coniuge o ad un terzo che li hanno conferiti nel fondo, soltanto se il debito è stato contratto per uno scopo attinente i bisogni della famiglia e quando, ancorché sia stato contratto per uno scopo estraneo a detti bisogni, il creditore non conosceva tale estraneità. Al contrario l’esattore non può iscrivere ipoteca su tali beni e l’iscrizione sarà illegittima se il creditore conosce tale estraneità. Ciò dunque significa che se il pignoramento eseguito sui beni del fondo patrimoniale è illegittimo, anche l’iscrizione ipotecaria lo sarà.

Tuttavia col Decreto c.d. “Del Fare”, n. 69/2013, si sono apportate alcune modifiche sia al pignoramento immobiliare che all’iscrizione ipotecaria. Difatti, da un lato, esso ha mutato l’art. 76 d.p.r. n. 602/73, innalzando il limite per eseguire il pignoramento immobiliare a 120.000,00 Euro e, dall’altro, ha cambiato il testo dell’ art. 77 del d.p.r. 602/73 prevedendo che l’ipoteca può essere iscritta sebbene non vi siano tutti i requisiti per eseguire il pignoramento. Ne consegue pertanto che si realizza una sorta di “doppio binario” perché l’ipoteca risulta essere legittima anche se non sono sussistenti i requisiti per il pignoramento, sempre che, il debito sia superiore alla soglia sopra indicata dei 20.000,00 Euro.

Il decreto su citato ha mutato dunque il carattere tipicamente “conservativo” dell’ipoteca che perde la sua funzione precipua, di garanzia reale, prodromica all’esecuzione del pignoramento. Essa assume invece una funzione deterrente che la rende del tutto autonoma dal pignoramento.

Orbene, a seguito di tale mutamento legislativo, viene messo in discussione tutto quanto sostenuto dalla giurisprudenza di legittimità. Ci si chiede difatti, se, ai sensi dell’art 170 c.c., l’esecuzione immobiliare non può essere ammessa sui beni del fondo patrimoniale perché il debito contratto da uno dei coniugi è estraneo ai bisogni della famiglia, l’ipoteca seguirà lo stesso corso, e, dunque, risulterà anch’essa illegittima? La risposta, ad oggi, dovrebbe essere negativa, alla luce del fatto che l’ipoteca è ammessa a prescindere dalla pignorabilita’ dell’immobile. A sostegno di tale risposta vi sono alcune pronunce della giurisprudenza di merito che hanno ritenuto legittima l’iscrizione ipotecaria, sebbene il pignoramento sia illegittimo. Non si applicherebbe insomma la disciplina prevista dall’art 170 c.c.

A porre fine al contrasto tra il legislatore e la giurisprudenza di legittimità è intervenuta recentemente l’ordinanza della Corte di Cassazione n. 23876, depositata il 23 Novembre 2015. Con tale provvedimento gli ermellini hanno statuito che l’art 170 c.c., il quale disciplina le condizioni di ammissibilità dell’esecuzione, è reso applicabile anche all’iscrizione di ipoteca esattoriale, e, precisamente a quella di cui all’articolo 77 d.p.r. 602/73. È in sostanza irrilevante il fatto che l’ipoteca abbia una funzione conservativa o deterrente.

In particolare, i giudici di legittimità hanno precisato che il creditore può iscrivere ipoteca esattoriale sui beni del fondo patrimoniale solo a determinate condizioni. Il debito deve essere stato contratto per soddisfare uno scopo legato alla famiglia. Se invece il debito è sorto per un bisogno estraneo al nucleo familiare, l’iscrizione ipotecaria sarà legittima solo qualora il titolare del credito non è a conoscenza di tale estraneità. Deve dunque accertarsi caso per caso la natura del debito. Ne consegue che non è del tutto esclusa l’iscrizione ipotecaria sui beni conferiti nel fondo.

Concludendo, in via generale possiamo ritenere che i beni del fondo patrimoniale non possono essere aggrediti dall’iscrizione di ipoteca esattoriale. Tale iscrizione tuttavia non è da escludersi in assoluto in quanto essa può essere effettuata dall’esattore sui beni del fondo, unicamente se ricorrono le condizioni sopra esaminate.

Roberta Maria Rita Maira
robertamr.maira@gmail.com