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Corporativismo Ordinistico e Libero Mercato

Con l’approssimarsi delle elezioni dell’ordine forense cominciano le manovre, le denunce e le preoccupazioni per le sorti dell’avvocatura da parte di associazioni create come strumento per dare visibilità a personaggi in cerca d’autore e di un seggio consiliare. Tutti si propongono di voltare pagina e si presentano da sempre come artefici del cambiamento ma vogliono sostituire chi occupa quel posto per beneficiare dello stesso canale promozionale ed entrare in quel mazzo dal quale si estraggono incarichi e clientela: una turnazione senza cambiamento.

Così l’intera classe forense si è battuta per una riforma che la danneggia offrendo vantaggi ai vertici che entrano in un rapporto di scambio con la politica ma penalizza gli iscritti, larga parte dei quali lotta per la sopravvivenza e anticipa le spese pur di strappare un incarico.

Nessuno si domanda perché, con un numero di iscritti superiore agli omologhi di tutti i Paesi Europei messi insieme, l’Italia importa consulenza legale invece di esportare avvocati.

L’avvocatura ha costretto il Parlamento a varare la sua riforma, il presidente del Cnf è entrato nel CdA di Finmeccanica, ma i giovani e gli iscritti hanno visto acuirsi la crisi e ridursi gli introiti. Certamente è scomodo proporsi di cambiare un meccanismo, elaborato per proteggere gli avvocati, che il tempo ha trasformato in un ostacolo alla loro affermazione. Crollato il muro di Berlino, la contrapposizione con il comunismo è finita facendo emergere le differenze tra il capitalismo continentale e quello anglosassone cui corrispondono due diversi modelli giuridici.

L‘avvocato italiano, nonostante la normativa e la costante giurisprudenza europea e ignorando i Trattati Internazionali, rifiuta l’assimilazione tra esercizio professionale all’attività d’impresa e accentua la sua dipendenza dall’esecutivo. Ma tante elucubrazioni sono solo inutili esercizi intellettuali. Nel Paese in cui la furbizia prevale sull’intelligenza, l’importante è conquistarsi uno strapuntino per porsi come interlocutore di qualcuno ed entrare nei rapporti di scambio sui quali è costruita la ragnatela corporativa.

Riccardo Cappello
cappello@cappelloassociati.com